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Mario Raciti. Palazzo Reale Milano
Inaugurazione Martedì 30 Giugno ore 18.30
Alla presenza dell'artista
Mostra visitabile dal 1 Luglio al  20 Settembre 2026

A cura di Luca Pietro Nicoletti


OAGC OltreArte Galleria Contemporanea
Via Felice Cavallotti 5/7, 31015 Conegliano TV  

Siamo lieti segnalarvi l'inaugurazione della mostra a Palazzo Reale Milano dedicata all'artista Mario Raciti.
La mostra prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale è curata da Luca Pietro Nicoletti e sarà aperta al pubblico dal 1 luglio al 20 settembre 2026.

Mario Raciti. Palazzo Reale Milano

OAGC OltreArte Galleria Contemporanea
Via Felice Cavallotti 5/7
31015 Conegliano TV
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COMUNICATO STAMPA


Raciti 1963 Prime forme Tecnica mista su tela 70x100 Arch.n.1448 Cat.Gen.n.156 pag.229 fronte

Una grande mostra a Palazzo Reale ripercorre l’intero itinerario artistico di Mario Raciti, dagli esordi nella pittura di gesto alle più recenti e intense visioni mitologiche, celebrando il legame profondo tra l’artista e Milano, città in cui è nato e con cui ha intrecciato una relazione culturale e umana lunga oltre mezzo secolo.
L’esposizione, promossa da Comune di Milano - Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale, è curata da Luca Pietro Nicoletti e sarà aperta al pubblico dal 1° luglio al 20 settembre 2026.
C’è un modo di raccontare la storia dell’arte che non passa solo dalle date, ma si muove lungo le strade, entra nei caffè e si nutre di relazioni nate dietro le quinte di una casa editrice o di una galleria. La vicenda di Mario Raciti appartiene interamente a questa narrazione, un percorso in cui l’esperienza creativa si fonde con l’atmosfera di una Milano in costante trasformazione.
La mostra a Palazzo Reale nasce proprio per riavvolgere il nastro di questa lunga avventura artistica, dai primi passi mossi dall’autore negli anni Cinquanta fino alle produzioni più recenti, offrendo uno sguardo d’insieme sulla statura di uno dei protagonisti più sensibili della pittura italiana contemporanea.
L’esposizione si inserisce nel ciclo che Palazzo Reale dedica ai “Maestri a Milano”, in continuità con le antologiche dedicate negli ultimi anni a Ruggero Savinio, Grazia Varisco e Valerio Adami. La rassegna rappresenta una nuova importante tappa nel percorso espositivo dedicato a Raciti, dopo le mostre di Palazzo Sarcinelli a Conegliano (1998), Palazzo Magnani a Reggio Emilia (2010) e MART di Rovereto (2016), e segue la pubblicazione del catalogo ragionato dell’opera pittorica dell’artista nel 2023.
Nato a Milano nel 1934, Mario Raciti è considerato una delle voci più autorevoli dell’astrazione significativa italiana. Dopo la laurea in giurisprudenza e l’avvio dell’attività legale, nei primi anni Sessanta decide di dedicarsi interamente alla pittura: una scelta radicale, sostenuta da una ricerca incessante che attraversa tutta la sua opera e che si traduce nel tentativo di dare forma a una dimensione ulteriore, sospesa tra realtà, memoria e visione.
Per comprendere le origini del suo linguaggio è necessario tornare alla Milano degli anni Cinquanta, città attraversata da fermenti internazionali e da un intenso dibattito culturale. Raciti muove i primi passi in questo contesto, inizialmente vicino all’Informale, per poi sviluppare una ricerca personale incentrata sul segno, sulla rarefazione dell’immagine e su una figurazione sempre più evocativa.
In quegli anni nascono anche gli incontri decisivi con alcune figure centrali della cultura milanese, come il poeta Roberto Sanesi e l’editore Vanni Scheiwiller. Sarà proprio Scheiwiller a pubblicare nel 1970 la prima monografia dedicata all’artista, firmata da Mario De Micheli. Parallelamente, il rapporto con Sanesi aprì la sua pittura a suggestioni poetiche e letterarie che ne avrebbero profondamente arricchito la dimensione concettuale.
Frattanto, la sua pittura si alimenta di intense letture - da Rainer Maria Rilke a Hölderlin, da Gohete a Musil – e di una profonda affinità con il mondo musicale, da Wagner a Mahler e Schubert, che danno la temperatura e il tono della sua tensione verso l’altrove e una dimensione trascendente.
A partire dagli anni Settanta, Raciti entra pienamente nel cuore della scena artistica milanese. Entra nel gruppo della Galleria Morone di Enzo Spadon, accanto ad artisti come Claudio Olivieri, Valentino Vago ed Enrico Della Torre, diventando uno dei protagonisti della galleria. Il suo lavoro viene progressivamente accolto in importanti collezioni pubbliche e private: dalle raccolte di Intesa Sanpaolo, oggi conservate alle Gallerie d’Italia, al MART di Rovereto e allo CSAC di Parma, fino alle storiche collezioni Pallini e Jucker. 
Un momento cruciale nel rapporto tra Raciti e la sua città è rappresentato dalla grande personale al PAC del 1988. In quell’occasione Mercedes Garberi acquisì trentasette opere dell’artista per le civiche raccolte del CIMAC, oggi custodite al Museo del Novecento. Quel nucleo di lavori testimonia il definitivo riconoscimento istituzionale di Raciti da parte di Milano e costituisce uno dei fulcri della mostra di Palazzo Reale.
Il percorso espositivo accompagna il pubblico attraverso le diverse stagioni della sua ricerca. Dalle figurazioni emblematiche degli anni Sessanta si passa alle atmosfere sospese delle Presenze-assenze degli anni Settanta, fino ai cicli delle Mitologie degli anni Ottanta e dei Misteri degli anni Novanta. Parallelamente si ricostruisce la presenza dell’artista nei principali appuntamenti dell’arte contemporanea italiana e internazionale, dalle Quadriennali di Roma alle personali alla Biennale di Venezia, fino alle mostre a Parigi, Lugano e Friburgo.
Negli anni Duemila, la pittura di Raciti evolve ulteriormente verso soluzioni visive sempre più complesse e drammatiche, in cui l’immagine viene spinta al limite della dissoluzione. Tra le ricerche più recenti emergono le riflessioni sul tema della crocifissione e il ciclo Why, parte de I fiori del Profondo, dove il mito di Proserpina diventa metafora del bisogno umano di comunicazione. Nelle ultime tele, raccolte sotto il titolo Una o due figure e Fonti, i fiori si trasformano in dardi e la pittura rinuncia alla descrizione del corpo per evocare l’impossibilità dell’incontro e la distanza irriducibile tra gli esseri umani.
La mostra si propone come un ampio attraversamento dell’opera di Raciti, pensato per restituire la coerenza e l’evoluzione di una ricerca che continua ancora oggi a rinnovarsi. Ospitare questa esposizione a Palazzo Reale significa valorizzare una generazione di artisti che ha contribuito in modo decisivo alla storia artistica del Paese e riaffermare il ruolo di Milano come luogo di confronto, ricerca e memoria.
L’allestimento mette in dialogo le opere di Raciti con gli spazi storici di Palazzo Reale, costruendo una continuità tra passato e presente: le tele si inseriscono come presenze vive all’interno di un’antica quadreria, dove ogni lavoro entra in relazione con l’architettura e con la storia del luogo, in un percorso pensato per accompagnare il visitatore dentro l’universo poetico dell’artista.